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Riparazione antieconomica

risarcimento-danni-da-incidente-stradaleDi recente la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi di riparazione antieconomica, e ha rievocato i principi validi in materia.

Il caso di specie riguardava un automobilista che si doleva, con ricorso per Cassazione appunto, di non aver ottenuto il risarcimento del costo delle riparazioni, superiore al valore commerciale del veicolo di circa 930 euro.

La pronuncia, la n. 6195, depositata il 18.3.2014, richiamando alcuni precedenti arresti della Suprema Corte (Cass. III civ. 4 marzo 1998, n. 2402), ha riaffermato i principi in materia, che sono i seguenti:

  • Il risarcimento dei danni materiali negli incidenti stradali può avvenire in forma specifica, attraverso il ristoro del costo delle riparazioni, ovvero per equivalente, mediante il riconoscimento di una somma che rappresenti la perdita economica subita a causa del danneggiamento.
  • Quale sia il limite all’accesso del risarcimento in forma specifica (costo riparazioni), lo può decidere il Giudice di merito in base all’art. 2058, II comma, c.c., che gli dà il potere di stabilire il risarcimento per equivalente (somma corrispondente al valore commerciale), qualora “la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore”.
  • Il predetto principio dell’eccessiva onerosità si può tradurre nella negabilità del risarcimento in forma specifica dei danni auto qualora l’ammontare del costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato dell’auto.

Il problema è come stabilire l”eccessiva onerosità”, che rimane, purtroppo, discrezione del giudice, ma in ogni caso la sentenza chiarisce che il valore commerciale dell’auto non rappresenta necessariamente il limite del valore del risarcimento.

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